Villa Sgaravatti – dell’orologio Dondi

Campi dappertutto,

Campi sterminati che non finiscono mai,

che s’accendono col fiorir dell’alba,

E si spengono col calar del sol.

Posizione

La villa abbandonata si trova a Battaglie Terme. Prendendo la statale 16 direzione Este- Padova la si può vedere dal lato opposto del canale. Il posto è accessibile facilmente dai campi e dalle porte aperte ai lati della struttura.

Storia

Oltre a vari astronomi e scienziati ci abitò anche Jacopo Dondi, colui che costruì l’orologio che si affaccia su piazza dei Signori a Padova.

La data probabile di costruzione della villa è molto probabilmente il 1552, data che appare anche sulla facciata della villa. Già proprietà dei Dondi dell’Orologio e poi dei Wollemborg (ricchi ebrei padovani di origine tedesca, proprietari fino agli anni venti di gran parte dell’attuale Giarre), fu in seguito acquistata dalla famiglia Sgaravatti di Padova, che utilizzò parte del terreno antistante la villa come vivaio. La torretta si presume sia stata costruita in epoche diverse: la parte contenente la scala termina con un cornicione che riproduce esattamente quello della edificazione settecentesca, mentre quella superiore per tipologia delle scale esterne, le ringhiere ed il belvedere, la si può inquadrare nell’ottocento romanico. L’interno della villa ha subito rilevanti rimaneggiamenti fino ai primi del ‘900 (inseriti i bagni, i locali di servizio) è stata edificata la scala ad est e sono state tamponate alcune finestre. La facciata a nord è priva di intonaco perché è stata rimossa un’edera che in passato copriva completamente la muratura.

Descrizione

Una torre svetta alta sul resto della villa, resa irraggiungibile dalla natura e da chi è a guardia di essa. Un gruppetto simpatico di api ha  deciso di fare il nido sulla parte alta della scalinata e noi, senza fare gli scortesi e senza disturbare, facciamo retromarcia.

La villa a forma di ferro di cavallo al centro ha una piccola chiesetta colorata. Dentro completamente spoglia e nuda si mostra a noi giovani esploratori.

 

Il porticato a sinistra presenta alcune testimonianze di una precedente vita agricola. Attrezzi e macchine per arare la terra, concimi e mattoni inutilizzati sono lasciati in balia del tempo. Ed ecco la casetta del cane: il piccolo animale che ci viveva, non avendo più motivo per fare la guardia a qualcosa di abbandonato, ha deciso di seguire la sorte del padrone e lasciarsi dietro tutto quanto.

Dentro alla struttura c’imbattiamo in spazi vuoti e colonnati, utilizzati come ripostigli per le merci e probabilmente anche come fattoria per gli animali. Damigiane per il vino hanno fatto spazio alla polvere. Tavole prima imbandite con delizie e specialità del luogo adesso si presentano come deposito e cestini della spazzatura. Qualcuno ogni tanto passa notti in questo desolato rudere di campagna, facendo festa e ubriacandosi.

Il lato a destra è una piccola oasi dove la natura ha deciso di riappropriarsi di ciò che l’uomo le aveva tolto in precedenza. Alberi e arbusti s’intrecciano in un gioco di chi arriva più in alto. Ah, ecco una vasca da bagno appesa in bilico su un quarto di solaio. Per non parlare del water spiaccicato sul muro del primo piano! Ma chi vorrebbe viverci qui?, un gruppo di giocolieri? 😀

Sulla mappa

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