Sulle rive del lago Trasimeno, alle spalle della ferrovia che attraversa Passignano, sopravvivono i resti di uno dei luoghi più importanti della storia aeronautica italiana. Capannoni svuotati, officine degradate e strutture industriali in parte assorbite dalla vegetazione compongono oggi un paesaggio sospeso tra memoria e trasformazione. Dietro queste architetture non c’è soltanto la storia di una fabbrica, ma quella di un territorio che per decenni ha legato la propria identità all’aviazione e all’industria.
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Contesto storico
Tra il 1916 e il 1917 venne istituita a Passignano una scuola militare per piloti di idrovolanti. La presenza del lago offriva condizioni ideali per l’addestramento e le prove di volo.
Negli anni successivi si sviluppò la Società Aeronautica Italiana, poi acquisita nel 1934 da Angelo Ambrosini. Nacque così la SAI Ambrosini, azienda che avrebbe prodotto velivoli, componenti aeronautici e progetti sperimentali destinati a lasciare un segno nella storia dell’aviazione nazionale. Lo stabilimento rappresentò per lungo tempo uno dei principali poli occupazionali dell’area del Trasimeno.

Storia
Nel 1916 a Pasignano è nata la prima scuola italiana per piloti di idrovolanti dell’Esercito Italiano. Negli anni assunse diverse denominazioni con differenti acronimi, passando da SAI (Società Anonima Industriale) nel 1922 a SAI (Società Aeronautica Italiana) nel 1934, rilevata dall’ing. Angelo Ambrosini.
La scuola per anni sfornò aerei, strumenti di bordo, bulloneria, eliche metalliche oltre a piloti d’eccellenza come Arturo Ferrarin, Ambrogio Colombo (questi ultimi due morti nel Lago Trasimeno durante alcuni voli di prova), Raoul Lampugnani e Anselmo Cesaroni. Molte delle cose e delle persone che uscirono dallo stabilimento di Pasignano fecero la storia dell’Aviazione italiana.

Declino e abbandono
La Seconda guerra mondiale colpì duramente il complesso. I bombardamenti danneggiarono gli edifici e interromperono parte delle attività produttive. Nel dopoguerra l’azienda cercò nuove strade, affiancando alle attività aeronautiche produzioni molto diverse tra loro.
Le fonti disponibili documentano una lunga fase di riconversioni e adattamenti. Tuttavia la ricostruzione dettagliata delle ultime fasi di utilizzo e del progressivo abbandono rimane parziale.

Cosa abbiamo trovato
L’area conserva ancora numerosi elementi della sua origine industriale. Le grandi strutture metalliche dominano il profilo del lungolago, mentre gli edifici minori mostrano segni evidenti di decenni di incuria.
All’interno si alternano spazi completamente vuoti, officine prive di macchinari e ambienti modificati da utilizzi successivi. La luce proveniente dal Trasimeno attraversa finestre rotte e coperture aperte, sottolineando il legame costante tra il complesso e il paesaggio lacustre.
Dopo la nostra visita
Parte delle strutture storiche è ancora presente, sebbene in condizioni molto diverse tra loro. Rimane invece perfettamente riconoscibile il monumento dedicato agli allievi piloti di idrovolanti, collocato nelle acque del lago nel 1968. Fonti affidabili non consentono di confermare un progetto unitario di recupero dell’intera area.
















