Calcutta e il suo passato coloniale

Abandoned colonial buildings in Kolkata and those who live in them

A Kolkata, città che fu capitale dell’India britannica, interi quartieri custodiscono ancora palazzi coloniali dall’architettura imponente ma dalle condizioni precarie. Shovabazar, Bagbazar, Chitpur e le vie attorno a College Street sono costellati di edifici che un tempo furono simbolo di prestigio e potere, oggi segnati da infiltrazioni, muri scrostati e travi esposte.

La vita continua

Dietro queste facciate, però, la vita continua. In molti casi, le residenze non sono vuote: famiglie a basso reddito vi abitano pagando affitti irrisori, spesso pattuiti decenni fa e mai aggiornati. Alcuni piani sono stati convertiti in magazzini, altri ospitano botteghe e mercati improvvisati, dove si vende di tutto: tessuti, ottone, utensili, generi alimentari.

Architettura coloniale

Tra i luoghi più significativi si trovano il Laha Bari, il Tagore Palace, la casa di Jadulal Mullick e vecchie strutture mercantili come quella del 1901 in College Street Market. Qui, il fascino architettonico sopravvive tra volte alte, balconi scolpiti e dettagli in legno finemente intagliati, frutto di una fusione tra eleganza coloniale e motivi tradizionali bengalesi.

I Babus

Questi palazzi sono anche testimonianza della storia dei Babus, élite bengalesi nate dall’interazione con i britannici tra XVIII e XIX secolo. Ricchi e eccentrici, i Babus costruirono ville ispirate a modelli londinesi, organizzarono feste sfarzose e coltivarono hobby stravaganti. Oggi, però, le loro dimore sono in larga parte in rovina, complice la mancanza di fondi e il disinteresse istituzionale.

Tra povertà e gentrificazione

La condizione degli abitanti è complessa. Secondo le autorità locali, molti di questi edifici rientrano nella categoria di “strutture pericolanti”, con rischi elevati di crollo durante il monsone. Le famiglie che vi risiedono affrontano quotidianamente problemi di umidità, servizi igienici inadeguati e mancanza di manutenzione. Alcuni vivono in ex fabbriche riconvertite in alloggi, dove sono ancora visibili i binari industriali fissati ai solai.

Il contrasto è evidente: all’interno di spazi che trasudano storia e artigianato, la vita scorre in condizioni di estrema precarietà. Oggi la vista sul fiume Hooghly è spesso oscurata da grattacieli e centri commerciali in rapida costruzione.

Esistono progetti di recupero?

In alcuni casi, progetti di recupero hanno dato nuova vita a edifici storici, trasformandoli in centri culturali, ristoranti o gallerie d’arte. Tuttavia, per la maggior parte delle strutture, il tempo e l’incuria restano i nemici principali. Senza un piano di conservazione condiviso tra pubblico e privato, il rischio è che la città perda una parte fondamentale della sua identità architettonica e sociale.

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