Un hiking qualunque si trasforma in scoperta quando il nostro istinto da urbexer fiuta il sito. Sono con Simone, veterano del gruppo Stalker fin dai primi passi.
Il sole cala rapido, ma non possiamo lasciarci dietro questa incognita. Convinto un riluttante Simone, raggiungiamo il retro dello stabile e saliamo per una scala metallica che pare un’uscita di emergenza. Una porta in ferro, con vetro infranto a metà, ci spalanca un corridoio buio.
Primi passi nel silenzio
La prima stanza è quasi vuota: un impianto stereo, una TV, una cassaforte, un modellino di castello e, a mio grande dispiacere, un rapace impagliato. Poco oltre, vicino a ciabatte da bagno, un passero senza vita. Voci spente in un abbandono ancora più profondo.
Delle altre scale ci portano al piano terra. Stanze sparse di reliquie: kumade portafortuna per la prosperità, kakejiku arrotolati, campane tibetane, un butsudan dedicato a Buddha e antenati. Televisori e tavoli polverosi completano il quadro.





La reception nel caos
L’ingresso e la reception emergono dal disordine, come dopo un uragano. Due Daruma rossi, tradizionali bambole votive senza arti, simbolo di perseveranza ispirato al monaco Bodhidharma, svettano tra la polvere. Portafortuna popolari dal XVII secolo, un occhio si colora per un desiderio; l’altro, quando si avvera. Qui, sembrano attendere un riscatto impossibile.
All’angolo, un pianoforte intatto. Accanto, in una teca, un altro rapace; sotto, caprette di ceramica; sopra, maneki-neko e un metronomo. Non mancano un tanuki e un fagiano purtroppo tassidermizzati, ghignanti sotto la torcia, con pantofole da ospiti ai piedi. Brochure turistiche – Kamikōchi, Tateyama Kurobe, Utsukushigahara Highlands – evocano escursioni lontane nel tempo.











Cucina e onsen fantasma
Corridoi tortuosi portano a una cucina che pare un laboratorio clandestino: ampolle, tubi e provette ovunque, confezioni intatte ma scadute da anni. Strumenti lasciati al degrado, inspiegabilmente.
Infine, l’onsen: vasche termali prosciugate, umide di detriti. L’acqua calda è un ricordo, inghiottito dal tempo.
Questo ryokan non è solo macerie: è un altare laico di speranze interrotte, dove amuleti e natura morta sussurrano storie di redenzione mancata.












Posizione urbex:



