A Gulouzixiang, nel Kuandian Manchu Autonomous County, il confine tra Cina e Corea del Nord non è solo una linea su una mappa. È composto da villaggi sparsi, colline, fiumi e piccole case in pietra. Una di queste è la casa abbandonata che ho esplorato: muri grezzi, tetto di tegole, finestre rotte che guardano verso la valle.
L’esplorazione
La casa si trova poco distante dalle altre abitazioni del villaggio, ma appare subito diversa. Il giardino è invaso dall’erba alta, i rami coprono parte della facciata e le finestre sono aperte o senza vetri. Il portone di legno, scrostato e storto.
Da fuori si intuisce che è una struttura semplice: pietra nella parte bassa, piccoli mattoni e intonaco consumato in alto. Una tipica casa rurale del nord-est cinese, costruita per resistere agli inverni duri e alle estati umide.


La stanza del ritratto di famiglia
Entrando mi trovo subito davanti a un grande ritratto di famiglia appeso al muro. Una donna con due bambini, seduti all’aperto, in bianco e nero, con il bordo della foto ormai ingiallito. Il vetro è crepato, la cornice mangiata dall’umidità.
Intorno, le pareti sono segnate da macchie d’acqua e crepe. Sul lato opposto, un poster rosso con caratteri cinesi che richiama la fortuna.


Il letto di mattoni e la stanza principale
In un’altra stanza si trova il classico kang, il letto di mattoni tipico del nord della Cina: una piattaforma rialzata rivestita di piastrelle decorate con fiori di loto e pesci. Oggi è coperta di detriti, terra, pezzi di intonaco. Sopra il letto il soffitto è crollato in più punti, lasciando entrare luce e polvere.
Le pareti sono spoglie, salvo qualche poster scolorito e un filo rosso che taglia la stanza da un angolo all’altro, forse parte di vecchie decorazioni. Camminare sul pavimento in legno richiede attenzione: alcune assi sono marce o mancanti.


Oggetti dimenticati
In tutta la casa ci sono piccoli dettagli che danno la misura del tempo trascorso. Un lavandino pieno di terra, schegge di vetro e bottiglie vuote. Una cassaforte arrugginita, con lo sportello sfondato, usata come base per un singolo tacco a spillo nero, appoggiato lì come ultima decorazione prima di andarsene.
Sulle porte e sui muri compaiono calendari e manifesti colorati, con figure tradizionali e scritte auspiciose. In una stanza, un vecchio poster con bambini in posa, sorridenti, ora sbiadito e incurvato ai bordi.


Bagni e cucina
Il bagno rivela l’altra faccia dell’abbandono. Le piastrelle bianche sono coperte da muffa, lo specchio è sparito, il soffitto si sfoglia in strati che pendono verso il basso. Sopra la doccia c’è una grande vasca di vetro vuota, forse usata come acquario o serbatoio, oggi solo un contenitore d’aria.
Il lavandino, semidistrutto, è pieno di sabbia e resti di carta, mischiati a frammenti di vetro. La finestra vicina è rotta, e dalla cornice entrano polvere e foglie secche.


Una storia possibile
Non ci sono documenti o iscrizioni che raccontino con precisione chi viveva qui e perché la casa sia stata abbandonata. In molte aree rurali del Liaoning, però, il copione si ripete: giovani che si spostano verso le città, invecchiamento della popolazione, case lasciate vuote quando l’ultima generazione se ne va o non ha più le forze per mantenerle.
Guardando il ritratto di famiglia, il letto di mattoni, i poster festivi e il lavandino pieno di terra, è facile immaginare una vita semplice, scandita dalle stagioni e dal lavoro nei campi. Ora resta solo la struttura, aperta agli sguardi di chi passa e di chi, come me, entra per documentare ciò che rimane.

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