A circa 18 km a sud-ovest di Jaisalmer, nel cuore del Rajasthan, si trova il villaggio abbandonato di Kuldhara, oggi avvolto da un’aura di leggenda.
Il sito, di forma rettangolare (861 x 261 metri), era organizzato attorno a un tempio dedicato alla dea madre. Tre strade principali correvano in senso longitudinale, incrociate da vicoli stretti, mentre i resti delle mura cittadine sono ancora visibili sul lato nord e sud. A est scorreva il piccolo fiume stagionale Kakni, ormai secco, mentre a ovest il villaggio era protetto dai muri delle abitazioni stesse.


Le origini: i Paliwal Brahmini
Kuldhara fu fondato nel XIII secolo dai Paliwal Brahmini, migrati da Pali verso Jaisalmer. Secondo il cronista Lakshmi Chand (1899), il primo a insediarsi fu un certo Kadhan, che scavò anche uno dei bacini idrici principali del villaggio.
Gli abitanti, conosciuti anche con il nome di “Kuldhar” o “Kaldhar”, costituivano una comunità prospera, attiva nel commercio, nell’agricoltura e nella gestione delle acque.



Vita e cultura
La popolazione raggiunse tra XVII e XVIII secolo circa 1.500 abitanti, distribuiti in oltre 400 abitazioni. Gli scavi hanno riportato alla luce templi, iscrizioni, tre aree crematorie e numerose stele commemorative (devalis).
La religione predominante era il Vaishnavismo: il tempio principale ospitava statue di Vishnu e della dea Mahishasura Mardini. Le iscrizioni mostrano invocazioni a Ganesha, simboli di tori e divinità locali.
Dalle raffigurazioni sui memoriali emerge anche un quadro della moda del tempo: gli uomini portavano turbanti in stile moghul, tuniche (jamas) e cinture, spesso con barba e pugnale, mentre le donne indossavano tuniche o lehenga con gioielli.




Economia e gestione delle acque
L’economia si basava su agricoltura, artigianato e attività bancarie. L’ingegnosità dei Paliwal si manifestava soprattutto nella gestione idrica: sfruttavano il fiume Kakni, numerosi pozzi e bacini artificiali (khareen), capaci di trattenere l’umidità del terreno anche dopo l’evaporazione.
Questi sistemi permettevano la coltivazione di cereali come jowar, grano e ceci.



Declino graduale o fuga improvvisa?
A partire dal XIX secolo il villaggio fu progressivamente abbandonato. Le ragioni restano controverse:
Ipotesi sismica: uno studio del 2017 suggerisce che un terremoto possa aver distrutto le strutture, causando il declino dell’intera comunità Paliwal.
Carestia e siccità: i pozzi si prosciugarono e la produttività agricola crollò.
Oppressione politica: la leggenda racconta che il crudele ministro di Jaisalmer, Salim Singh, avesse imposto tasse esorbitanti e tentato di rapire una giovane del villaggio, costringendo gli abitanti a fuggire in una sola notte.



La maledizione di Kuldhara
La tradizione orale vuole che gli abitanti, fuggendo, abbiano lanciato una maledizione: nessuno avrebbe mai potuto riabitare il villaggio.
Questa leggenda ha alimentato nei secoli storie di fenomeni paranormali: ombre, voci e presenze. A inizio anni 2010 persino la Indian Paranormal Society ha condotto indagini notturne, sostenendo di aver registrato attività inspiegabili.


Kuldhara oggi: turismo e memoria
Oggi Kuldhara è uno dei siti più visitati del Rajasthan, presentato come “villaggio fantasma”. Negli ultimi anni il governo ha investito per sviluppare l’area come polo turistico, con caffè, spazi culturali e spettacoli folkloristici.
Le sue rovine hanno fatto da set cinematografico per diversi film indiani, ma non sono mancate polemiche quando alcune produzioni hanno danneggiato i resti storici.


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Khaba Fort: il guardiano del deserto
Un fortino dei Paliwal Brahmini
Non lontano da Kuldhara si erge il suggestivo Khaba Fort, anch’esso legato alla comunità dei Paliwal Brahmini. Costruito nel XIV secolo, serviva come forte di frontiera lungo l’antica via della seta, controllando il passaggio delle carovane commerciali.

Architettura e ingegno idrico
Il forte, oggi in rovina, ospitava circa 80 famiglie. Le abitazioni senza tetto sono ancora visibili e testimoniano l’esistenza di un insediamento ben progettato, dotato di un tempio e di un complesso sistema idrico.
Come Kuldhara, anche Khaba fu abbandonata intorno al XIX secolo, probabilmente a causa della siccità e della carenza d’acqua.



Un luogo sospeso nel tempo
Oggi, il forte di Khaba si presenta come una terrazza naturale affacciata sul deserto, che domina una vasta distesa di rovine. I pavoni che ancora vagano tra le pietre rendono l’atmosfera ancora più surreale.
Il forte, insieme a Kuldhara, è una delle tappe più affascinanti per gli amanti del turismo urbex: un viaggio nella memoria di un popolo scomparso, tra mito, ingegnosità e mistero.










Posizione urbex:



