Abbiamo Abbastanza Alcool?

Oggi parliamo di una distilleria che ha visto la luce agli inizi del 900 e che fu, per molto tempo, una delle più grandi produttrici europee di alcool.

Video

Il complesso dell’ex Distilleria Eridania — noto anche come ex Alc.Este — si trova alla periferia ovest di Ferrara, in Emilia-Romagna, incastonato tra il canale Boicelli e il canale Burana, all’interno di un grande lotto rettangolare recintato di circa 20 ettari. Ciò che rimane è un paesaggio industriale smisurato: mega silos scoperchiati, una torre di distillazione che domina ancora il profilo della città occidentale, laboratori chimici al terzo piano di un edificio con provette e boccette ancora sugli scaffali, alloggi per gli operai, un ufficio doganale interno, vasche d’acqua piovana accumulate nei silos aperti, e bivacchi di persone senza dimora in ogni angolo riparato. La vegetazione ha preso possesso di ogni crepa. L’impianto ha chiuso definitivamente il 5 marzo 2007 e nel 2017 è iniziata la demolizione degli edifici, dopo che tutti gli impianti erano stati rivenduti o rottamati. Quello che rimane in piedi è in parte ciò che restava dopo i lavori di demolizione, in parte ciò che non si è ancora riusciti a raggiungere.

Contesto Storico

1938: gli additivi militari che non furono mai prodotti

La distilleria nacque nel 1938 come Fabbrica Italiana Derivati Acetilene (FIDA), con l’obiettivo di produrre additivi per carburanti a scopo civile e militare. Il programma industriale bellico che l’aveva generata non fu mai pienamente realizzato — gli additivi non vennero prodotti su scala — e lo stabilimento trovò la sua vera vocazione soltanto nel dopoguerra. Dopo la Seconda guerra mondiale venne riconvertita da Distillerie Italiane S.p.A. in un complesso per la produzione di alcol etilico da melasso di barbabietola. L’industria saccarifera della Pianura Padana, concentrata nei grandi zuccherifici ferraresi e della pianura circostante, forniva la materia prima; la distilleria lavorava il melasso — sottoprodotto della raffinazione dello zucchero — per ottenere alcol destinato agli usi alimentari, industriali e cosmetici. Successivamente gli impianti furono rilevati dal gruppo Eridania, che ne fece una delle più importanti fabbriche italiane per la produzione di alcol impiegato nel settore alimentare e cosmetico. Sotto il marchio Alcol Buongusto — tra i più riconoscibili del settore in Italia — e come produttrice di basi alcoliche per l’industria e la cosmetica, la distilleria divenne per alcuni decenni uno dei maggiori produttori europei di alcol. Il gruppo Eridania aveva come colore aziendale l’azzurro, che ancora negli anni Ottanta contraddistingueva la segnaletica e il branding del sito.

La direttiva europea e la fine della produzione

Verso la fine del secolo scorso si assistette alla crisi e alla conseguente chiusura di parecchi zuccherifici italiani, anche per una scellerata politica dell’UE, che impose una riconversione della distilleria alla produzione di bioetanolo, onde evitare la chiusura di uno stabilimento di significative dimensioni e generatore di economia indotta. La distilleria investì nella conversione, producendo bioetanolo dagli anni Novanta ai primi anni Duemila. La direttiva UE imponeva agli Stati membri di procedere a un graduale innalzamento della quota di bioetanolo nei carburanti fossili, arrivando al tetto ideale del 5% (con un minimo del 2,5%) entro il 2010. L’Italia ci impiegò tre anni per recepire la direttiva e attuarla, senza prevedere agevolazioni fiscali per le imprese produttrici. Operando in un mercato dominato dai produttori extra-UE e senza supporto fiscale, la conversione al bioetanolo divenne economicamente insostenibile. Lo stabilimento chiuse definitivamente il 5 marzo 2007. Il degrado degli edifici è iniziato nel 2007 con la crisi del settore saccarifero; nel 2017 è iniziata la demolizione di alcune strutture dopo che tutti gli impianti erano stati rivenduti o rottamati.

Architettura e Spazio

La torre e i canali

L’elemento architettonico dominante è la torre di distillazione — abbastanza alta da incombere sull’intero quartiere ovest di Ferrara ancora oggi, visibile dai ponti sui canali e dalla strada. Nonostante il piano terra sia ricoperto di detriti, la torre conserva la struttura più solida dell’intero complesso, e dal suo tetto, nelle giornate terse, la vista su Ferrara vale la scalata. Il resto del complesso comprende diverse tipologie di edifici: silos giganti — alcuni ancora coperti, altri scoperchiati dal vento — alloggi per gli operai, un ufficio doganale interno (la distilleria produceva alcol soggetto a vigilanza doganale), e un edificio dedicato ai laboratori chimici situati al terzo piano, circondato da altre strutture verso il centro del lotto.

Quello Che Abbiamo Trovato

I laboratori

I laboratori, più verso il centro del complesso, sono pieni di provette, boccette, libri di chimica, piccoli congegni e siringhe: il patrimonio materiale di un’area che ha smesso di lavorare. Ognuno di noi può assaporare l’aria satura di storia che si è persa nel tempo e immaginare com’era prima dell’abbandono — persone al lavoro, esperimenti, conversazioni. Un momento un po’ inquietante, a dirla tutta.

Le piscine artificiali

Quasi ovunque ci si imbatte in “piscine artificiali” — silos e strutture colmi d’acqua piovana, accumulata nel tempo.

La free gym

Una sorpresa anche per gli appassionati di parkour e free running. Siete pronti a saltare in questa palestra a cielo aperto, tutta per voi?

I bivacchi

Ora, dimora per senzatetto, non è raro imbattersi in accampamenti dispersi sotto le scale o negli angoli delle stanze. Cibo, bottiglie, riviste pornografiche e persino avvertimenti a non entrare a “casa loro” sono quasi ovunque. Non solo il suolo è abitato: la vita si nasconde anche nel sottosuolo, dove umidità, acqua e odori malsani sono i protagonisti principali.

La sommità della torre

La distilleria, sia per dimensioni che per ubicazione — e soprattutto per la sua famosa torre — si innalza cupa sulla città. Quest’ultima, nonostante sia vuota e il piano terra ricoperto di escrementi, ha una struttura più solida rispetto agli altri edifici, e nelle belle giornate la vista che si può godere dalla sommità vale la scalata.

Stato Attuale

L’area dell’ex distilleria è di proprietà della società Real Estate Ferrara, del Gruppo Maccaferri di Bologna, ed è destinata alla riqualificazione, con il recupero degli edifici industriali storici, la realizzazione di opere pubbliche di interesse generale (garantite da fideiussione di 4.800.000 euro, tra cui una rotatoria tra via Eridano e via Modena), il recupero delle sponde dei canali Boicelli e Burana, e la cessione gratuita al pubblico di un’area di 78.000 mq per dotazioni ecologiche e attrezzature collettive. Un masterplan firmato dallo studio WNA – Walter Nicolino Architects con LBLA + Partners prevede la rigenerazione dei 20 ettari con un nuovo quartiere strutturato attorno a una corona verde e una strada-parco, con il recupero degli edifici storici per nuovi usi. Nel 2023 è emersa una proposta alternativa per un impianto di idrogeno verde (investimento stimato 50 milioni di euro), ma ha incontrato ostacoli urbanistici legati all’esistente piano di riconversione residenziale, da modificare in Consiglio comunale. Nel 2019 e poi nel 2023 sono stati effettuati sgomberi congiunti da parte di Polizia di Stato e Polizia Locale. Al luglio 2024, La Nuova Ferrara descriveva l’area come ancora profondamente degradata, con accampamenti di fortuna, vasche di liquidi putrescenti che producono bolle, e vegetazione che avanza inesorabile tra le strutture. Al momento della stesura di questo testo, 2026, nessun cantiere è ancora iniziato. Il sito è ancora in piedi, sempre più invaso dalla vegetazione, grande questione irrisolta nel tessuto urbano della Ferrara occidentale.

Posizione urbex:

Lascia un commento