Purgatorio

Abandoned villa in the Tuscan Apennine mountains

Immersa tra i boschi dell’Appennino bolognese, una villa dai soffitti affrescati e dalle pareti ornate da iscrizioni latine conserva intatte le stanze che raccontano la vita di chi, un tempo, vi cercò pace e contemplazione.

Abandoned villa in the Tuscan Apennine mountains

I segni del tempo

La luce filtra dalle finestre aperte su divani dagli anni Settanta, tende leggere e pitture murali ancora vive nei colori. Nelle sale si alternano salotti fioriti, scale monumentali e pareti che imitano paesaggi perduti. Tutto sembra rimasto al suo posto, come se gli abitanti si fossero allontanati solo per poco.

Il richiamo di Orazio

Sulla parete principale del salone campeggia un pannello verde con la scritta latina:


“Novistine locum potiorem rure beato est ubi depellat somnos minus invida cura.”

È un passo delle Epistole di Orazio, e si può tradurre: “Hai mai conosciuto un luogo migliore della beatitudine campestre, dove minori preoccupazioni scacciano il sonno?” Un inno alla pace della vita rurale, dono che il poeta stesso ricevette quando il suo protettore Mecenate gli regalò una tenuta in Sabina. Perfetto per descrivere questa dimora, rifugio tra terra e cielo.

Tracce di fede e miti antichi

La villa racconta di una cultura complessa e stratificata. Tra i decori si alternano figure pagane e latinismi classici, ma anche testi religiosi e un volume del Purgatorio dantesco, vissuto e annotato a mano. Una scelta non casuale: il Purgatorio è luogo di passaggio, di speranza e riscatto, simbolo di un’anima che si prepara alla luce.

Abandoned villa in the Tuscan Apennine mountains
Un luogo in attesa

Ogni stanza conserva un diverso equilibrio tra vita e abbandono. Una poltrona sbiadita, un letto disfatto, un affresco di alberi che incornicia la finestra come un paesaggio reale. La casa sembra vegliare serena, pronta ad accogliere nuove presenze. Forse, come scriveva Orazio, davvero non esiste “un luogo migliore della campagna beata”.

Posizione urbex:

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