Il Reame dei Gatti

Extravagant abandoned shopping mall in Beijing

Di posti folli ne ho esplorati parecchi, ma niente mi aveva preparato a questo. In Cina, non molto distante dal centro di Pechino, esiste un centro commerciale abbandonato governato da un’autentica monarchia felina. Un luogo sospeso tra silenzio e surrealismo, dove i gatti sembrano aver preso il controllo del territorio con la calma dei veri sovrani.

Extravagant abandoned shopping mall in Beijing

Come arrivare al centro commerciale abbandonato

Raggiungere il cosiddetto Reame dei Gatti non è semplice. Il complesso si trova fuori dalle vie battute, privo di accessi diretti alla metropolitana. Ho preso un taxi dal centro di Pechino e, dopo circa quaranta minuti di strada, mi sono ritrovato in una zona deserta, circondata da edifici grigi e silenziosi.
Nessuna guardia, nessun cancello chiuso: le entrate sono più d’una e tutte facilmente accessibili. Un paradiso per chi ama l’urbex… o un segnale che qualcosa, lì dentro, non va esattamente come dovrebbe.

L’ingresso: un labirinto sotterraneo

Appena superata la soglia, il buio è totale. Solo qualche luce di servizio, tremolante, illumina i corridoi. Scopro presto che la struttura è in parte interrata: il piano “terra” corrisponde in realtà a un terzo livello, e sopra ce ne sono ancora diversi.


Sulle pareti, centinaia di dazibao (大字报) — grandi manifesti propagandistici a caratteri cinesi, risalenti agli anni ’30, quando la stampa murale era un potente strumento politico. Alcuni mostrano eleganti figure femminili in stile Art Deco, quasi in contrasto con l’atmosfera decadente dell’ambiente.

Extravagant abandoned shopping mall in Beijing

Il regno dei gatti e dei sopravvissuti

Procedendo, il silenzio è rotto dal suono secco di passi e… un abbaiare. Sì, un cane.


Dietro certe porte chiuse e lungo i corridoi semibuoi si muovono ancora delle persone: abitanti improvvisati che hanno trasformato gli spazi abbandonati in micro-appartamenti numerati. Le scale di servizio mostrano il degrado in tutto il suo splendore — muffa, intonaco che cade, tubi spezzati come ossa esposte.

Poi, lo scivolo. Enorme, metallico, una struttura in discesa che si snoda al centro del complesso. Seguendolo arrivo in fondo, dove mi aspetta la “gang dei gatti”. Decine di felini, sornioni e indifferenti, mi osservano come se stessi invadendo il loro dominio. Alcuni si avvicinano in cerca di cibo; altri si limitano a sorvegliare il loro “re”.

Ascensori fantasma e negozi inattesi

Salendo di nuovo verso i piani superiori, trovo gli ascensori panoramici fuori servizio, ma quelli di servizio funzionano ancora — almeno in parte. Alcuni si fermano bruscamente al quarto piano, altri sembrano muoversi a caso.


Incredibilmente, al sesto piano si nasconde un piccolo mondo ancora vivo: negozi di musica, boutique di collezionismo, rivendite di elettronica. Tutto sembra uscito da un’altra epoca, come se qualcuno avesse dimenticato di spegnere la luce dopo la chiusura definitiva.

Il tetto: tra Marocco e surrealismo

Raggiungo il tetto passando per scale di emergenza e un passaggio un po’ acrobatico. Lassù, il paesaggio cambia improvvisamente. Ci sono ristoranti in stile marocchino — uno si chiama “Casablanca”, sorvegliato da una statua della Pantera Rosa — piscine vuote e angoli che ricordano Chefchaouen, con i suoi muri blu.


È un mix di culture e rovine, un ultimo spettacolo prima della discesa.

Un’uscita degna di un film

Sul percorso di ritorno, scorgo luci provenire da un edificio adiacente. Dentro, persone in giacca e cravatta discutono attorno a un tavolo da conferenza, come se niente attorno a loro appartenesse all’assurdo che ho appena attraversato. Entro, curioso: trovo una sala convegni, camere d’hotel, bagni perfettamente puliti. Nessuno mi domanda chi sono o cosa faccio lì.


Per un istante, mi sembra di essere finito dentro un film surreale, dove la linea tra realtà e sogno è praticamente svanita.

Conclusione: un’esplorazione tra realtà e fantasia

Scendo di nuovo grazie a un ascensore ancora funzionante, percorro le scale di emergenza e raggiungo finalmente l’uscita. Fuori, la notte di Pechino è immobile. L’esplorazione è stata folle, surreale, ma anche una delle più memorabili.

Posizione urbex:

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