Il club del desiderio perduto

Abandoned Strip Club in the Japanese mountains

Un tempo, con soli 3000 yen, la lussuria era accessibile a chiunque varcasse la soglia di questo strip club abbandonato nel cuore del Giappone. Oggi, tra i suoi muri scrostati e le luci al neon sbiadite, resta solo un’eco psichedelica degli anni ’70: una capsula del tempo piena di reliquie rétro, come i resti di una festa di Capodanno che nessuno ha mai ripulito.

Un teatro dimenticato sulla montagna

Sperduto lungo una stretta strada di montagna nella prefettura di Okayama, il complesso appare poco più di un ammasso di lamiere e acciaio blu corroso. Nulla, a prima vista, lascia intuire che qui un tempo si esibivano danzatrici per un pubblico di soli adulti.

Le fonti online collocano l’apertura del teatro tra gli anni ’70 e ’80, mentre la chiusura resta avvolta nel mistero: alcuni parlano del 2001, altri addirittura del 1976.

Oggi, un’unica via d’accesso — una scala metallica avvolta da un telone verde — ci permette di entrare. Io e la mia fidata compagna di esplorazioni, la stessa con cui avevo visitato il parco dei draghi, decidiamo di proseguire.

Abandoned strip club in the mountains

La reception: il primo sguardo al degrado

All’interno, il tempo sembra essersi fermato. Le pareti, coperte da una carta da parati gialla a motivi geometrici, si staccano in grandi lembi. Lanterne strappate oscillano dal soffitto danneggiato, mentre un gatto portafortuna incrinato mi fissa da un tavolino come un guardiano dimenticato.

Il pavimento è un mosaico di rifiuti e ricordi: biglietti, maschere Otafuku, dadi giganti, festoni e cocci di vetro.

Abandoned Strip Club in the Japanese mountains

Sala 1: lo spettacolo principale

Dietro la reception si apre la grande sala, il cuore del club. Le pareti magenta, le ghirlande artificiali e il fondale dipinto con paesaggi di montagna raccontano un’estetica pop e sensuale, tipica dei club giapponesi degli anni ’70.

Al centro troneggia un palco circolare collegato da una passerella, attorno al quale si affollano un centinaio di sgabelli rossi, disposti a pochi centimetri l’uno dall’altro. Più indietro, 45 sedie pieghevoli offrono una visuale rialzata, forse per chi cercava di restare nell’ombra.

Nella luce fioca, la sala sembra ancora vibrante di musica e risate. Scatto qualche foto, cercando di immaginare la scena tra fumo e luci stroboscopiche.

Sala 2: un’eco del passato

La seconda sala ripete lo stesso schema del teatro principale, ma in scala ridotta. Il palco circolare è decorato con una rondine dipinta che sorvola foreste e colline: un simbolo curioso, forse di libertà o rinascita.

Il pavimento è coperto da centinaia di scatole di fiammiferi illustrati con pin-up sorridenti.

Floor covered with matchboxes

I piani superiori: tracce di vita

Salendo le scale, il luogo assume un tono più intimo e inquietante. Le stanze al piano superiore conservano resti di vita quotidiana: album fotografici, trucchi, biancheria colorata, piccoli oggetti personali.

Ogni camerino è uno scrigno di memorie: specchi incrinati, mobili ammuffiti, profumi svaniti. In disparte noto una piccola cucina unta e, non molto distante, un ufficio colmo di scartoffie.

In una stanza piuttosto instabile, trovo una sala proiezioni con videocassette sparpagliate. Forse si proiettavano filmati promozionali o registrazioni private delle esibizioni.

Life stories in the abandoned Strip Club
Il panorama e l’insegna finale

Un’ultima scala di ferro conduce al tetto. Da qui, la vista si apre sulla valle e sull’insegna arrugginita con la scritta Kanko Gekijo: “Teatro Panoramico”.
Sotto il sole che tramonta, quel nome sembra rievocare la promessa di uno spettacolo che non tornerà più.

Posizione urbex:

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