Sono le 5 del mattino quando l’autobus mi lascia fuori dalle porte di Hue, l’antica città del Vietnam.
Contesto Storico
Il complesso turistico oggi conosciuto come Ho Thuy Tien Water Park nacque all’interno del più ampio processo di liberalizzazione economica avviato dal Vietnam dopo le riforme del Đổi Mới, introdotte ufficialmente nel 1986 per trasformare gradualmente il sistema economico centralizzato del paese.
La costruzione del parco iniziò nei primi anni Duemila sotto la supervisione della Hue Ancient Capital Landscape Company, azienda locale incaricata di sviluppare nuove infrastrutture turistiche nell’area di Huế, città storicamente centrale per il patrimonio culturale vietnamita.
Il complesso aprì ufficialmente nel 2004 dopo un investimento di circa 70 miliardi di đồng vietnamiti, equivalenti all’epoca a circa 3 milioni di dollari statunitensi. Il progetto prevedeva la creazione di un grande parco ricreativo pensato per famiglie, turismo interno e visitatori internazionali in costante aumento nella regione centrale del paese.
Non si trattava di un semplice parco acquatico tradizionale. Il piano originario comprendeva piscine, grandi scivoli, spettacoli pubblici, aree per esibizioni di animali, un acquario ospitato all’interno di una gigantesca struttura a forma di drago, attività sul lago artificiale e ampie zone paesaggistiche distribuite lungo tutto il complesso.
Il progetto però fallì quasi immediatamente.
Le fonti vietnamite disponibili mostrano come il numero di visitatori rimase costantemente inferiore alle aspettative già nei primi mesi successivi all’apertura. Problemi di gestione, costi di mantenimento elevati, collegamenti non ottimali con il centro urbano e una strategia turistica poco sostenibile portarono progressivamente alla chiusura dell’intero parco.
Nel giro di pochi anni le attività cessarono quasi completamente.
Nel 2016 le autorità locali annunciarono un piano di riqualificazione affidando la gestione al Hue Monuments Conservation Centre. Nonostante alcuni tentativi di recupero, ampie porzioni del complesso rimasero accessibili e in stato di abbandono per anni.
Ho Thuy Tien rappresenta un caso interessante perché, diversamente dalle rovine industriali del Novecento o dagli edifici abbandonati per cause belliche, qui ci troviamo davanti a una rovina molto più contemporanea: un’infrastruttura nata all’interno della crescita economica globale ma incapace di sostenersi economicamente quasi fin dall’inizio.


Architettura e Spazio
Dal punto di vista architettonico, Ho Thuy Tien riflette perfettamente il linguaggio turistico tipico del Sud-est asiatico dei primi anni Duemila.
Piuttosto che concentrare tutte le attività in un’unica struttura, il complesso venne progettato attorno a un grande lago artificiale centrale, distribuendo diverse attrazioni tematiche lungo il perimetro.
La struttura dominante rimane naturalmente il gigantesco drago costruito sopra il lago. Questo edificio svolgeva contemporaneamente una funzione simbolica e pratica: all’interno era ospitato l’acquario principale del parco, mentre scale interne permettevano ai visitatori di salire progressivamente fino alla testa, trasformata in piattaforma panoramica.
Attorno a questo nucleo principale si sviluppavano stadi per spettacoli acquatici, grandi piscine, scivoli, impianti tecnici, percorsi pedonali e installazioni decorative.
La sensazione che trasmette oggi non è quella di una rovina antica ma di un futuro improvvisamente interrotto.


Declino e Abbandono
La chiusura di Ho Thuy Tien sembra essere direttamente collegata al mancato successo economico del progetto.
Nonostante l’investimento iniziale considerevole, il parco non riuscì mai a costruire un flusso stabile di visitatori sufficiente a sostenere i costi di gestione ordinaria.
Dopo l’abbandono l’assenza di manutenzione accelerò il degrado generale. Vetri rotti iniziarono ad accumularsi ovunque, la vegetazione tropicale riconquistò progressivamente le strutture e molte attrazioni iniziarono a deteriorarsi rapidamente sotto l’effetto costante di umidità e clima monsonico.
Paradossalmente, il luogo acquisì notorietà globale soltanto dopo la sua chiusura, trasformandosi progressivamente in una delle mete di urban exploration più conosciute del pianeta.


Cosa Abbiamo Trovato
L’autobus mi lasciò piuttosto lontano dal centro di Hue, ma fortunatamente molto vicino al luogo che avevo deciso di visitare quel giorno. Questa volta Stalker si trovava davanti a uno dei luoghi abbandonati più conosciuti al mondo: il parco acquatico abbandonato di Ho Thuy Tien. Dopo una colazione veloce arrivai sul posto verso le sei del mattino e diedi immediatamente un’occhiata a maps.me, dove notai subito la presenza di due ingressi differenti: uno ufficiale, dove generalmente veniva richiesto un pagamento per entrare, e un secondo accesso non ufficiale sul lato opposto del complesso. Ovviamente decisi di scegliere quest’ultimo.
Non si trattava nemmeno di un vero ingresso, ma semplicemente di una strada normalmente utilizzata dagli abitanti locali che a quell’ora erano già tutti svegli da tempo. Mi fermai a parlare con un uomo del posto e gli chiesi se fosse possibile lasciare il mio zaino dentro casa sua mentre visitavo il parco. Senza troppe esitazioni capì immediatamente il motivo della mia presenza, indicò la direzione del complesso e mi chiese se fossi lì per visitarlo. “Certo”, risposi quasi divertito, prima di sparire nella vegetazione e iniziare finalmente l’esplorazione.
L’atmosfera di quella mattina era sorprendentemente tranquilla. Il sole stava appena iniziando a sorgere illuminando lentamente il lago artificiale attorno alle strutture abbandonate, mentre da qualche parte nella foresta si sentivano gli uccelli cantare e, più in lontananza, il rumore delle mucche. La prima sensazione fu proprio questa strana quiete. Nonostante le dimensioni enormi del complesso non esisteva alcuna tensione. Fotografando in completo silenzio mi ritrovai semplicemente a godermi quel momento.
La prima struttura che raggiunsi fu lo stadio acquatico, probabilmente progettato per ospitare spettacoli con animali marini. Il terreno era quasi interamente coperto da vetri rotti e mi costrinse a muovermi con una certa attenzione. A un certo punto sentii improvvisamente delle voci poco distanti e d’istinto corsi a nascondermi senza guardare dove stessi mettendo i piedi, tagliandomi leggermente con alcuni frammenti di vetro sparsi sul pavimento.


Continuando ad addentrarmi nel parco, raggiunsi quella che gli abitanti locali chiamavano la piscina dei coccodrilli, una grande piscina ormai abbandonata con diversi scivoli ancora in piedi. Secondo alcune storie raccontate sul posto, dopo la chiusura del parco alcuni coccodrilli sarebbero rimasti qui per un certo periodo prima che le autorità decidessero di rimuoverli definitivamente. Poco oltre apparve finalmente ciò per cui ero venuto fin lì: l’enorme drago che emergeva sopra il lago. Era il simbolo assoluto di questo luogo e il motivo principale per cui il parco era diventato famoso in tutto il mondo. Nonostante avessi già visto centinaia di fotografie online, trovarselo davanti dal vivo era qualcosa di completamente diverso. Prima ancora di raggiungerlo credo di averne fotografato ogni singolo angolo possibile.
Entrare dentro il drago fu surreale. La struttura era enorme, molto più grande di quanto sembrasse nelle fotografie. All’interno potevo osservare la cavità centrale, la struttura metallica, le camere interne, i denti giganteschi e gli spazi ormai completamente bui dove un tempo si trovava l’acquario. Seguendo la scala interna, dal corpo fino alla testa, raggiunsi infine il punto più alto dell’intero complesso. Da lì il parco abbandonato si apriva completamente davanti a me in ogni direzione. Rimasi fermo per parecchio tempo a fotografare il panorama e a scattare alcune foto direttamente dalla bocca del drago, assolutamente soddisfatto di essere finalmente riuscito a visitare un luogo che desideravo vedere da anni.
Tornammo nuovamente qui durante la sera, ma questa volta l’atmosfera era completamente diversa. Il tramonto aveva trasformato il paesaggio e ciò che al mattino appariva isolato e silenzioso ora sembrava improvvisamente affollato. Gruppi di turisti europei arrivavano in motorino, macchine fotografiche ovunque, persone che si muovevano tra le rovine semplicemente alla ricerca di immagini insolite. Fermammo uno di loro e gli chiedemmo perché fosse venuto fin lì, domandandoci se fosse interessato anche lui all’esplorazione urbana. La risposta fu immediata: “Qui puoi fare foto bellissime. È un posto inquietante.”
Ci guardammo sorridendo senza dire nulla e continuammo a camminare. Poco dopo incontrammo persino il guardiano del parco che ci avvisò che il complesso avrebbe chiuso entro venti minuti, senza però chiedere alcun pagamento. Ridendo tra noi commentammo l’assurdità di voler chiudere un luogo abbandonato completamente privo di recinzioni, ma alla fine iniziò a insistere abbastanza da costringerci ad andarcene prima di riuscire a rivedere tutto quello che volevamo visitare ancora una volta. Lasciare il posto per la seconda volta fu stranamente deludente. L’architettura era sempre la stessa, ma in qualche modo il luogo aveva già perso quella solitudine e quel silenzio che avevano reso l’esplorazione del mattino così memorabile.


Stato attuale
Nel 2026, Ho Thuy Tien Water Park rimane in uno stato intermedio tra abbandono e tentativi periodici di recupero.
A partire dal 2016 le autorità vietnamite hanno annunciato diversi piani di riqualificazione e alcune aree sono state soggette a manutenzione sporadica o a accesso regolamentato. Tuttavia gran parte delle strutture originarie — incluso il celebre drago panoramico — continua a sopravvivere in condizioni di semi-abbandono.
Il sito rimane oggi sospeso in una condizione ambigua: non più completamente abbandonato, ma nemmeno realmente reintegrato nel sistema turistico contemporaneo di Hue.
La sua notorietà internazionale come una delle rovine moderne più fotografate al mondo continua nel frattempo ad attirare visitatori, mentre il futuro definitivo del complesso resta ancora incerto.




Posizione urbex:



